mercoledì 1 ottobre 2014

Invito a teatro

L’Assessorato alla  Cultura, assessore Carolina De Nardo, e il Comitato Biblioteca organizzano la stagione teatrale 2014/2015
Quest’anno, nel tentativo di far aderire all’iniziativa un maggior numero di persone, così da favorire  la partecipazione a più persone e per consentire un abbassamento del  costo dell’abbonamento stesso, vorremmo proporVi la possibilità di scegliere la serata in cui andare a teatro. Vi chiediamo perciò di esprimere la Vs. preferenza (è prevista anche la possibilità di indicare che la scelta del giorno è per Voi indifferente).
La serata più votata sarà quella che sarà individuata per tutta la stagione.
Per consentire una proficua organizzazione dovrete far pervenire in biblioteca comunale le Vs. preferenze entro il 4 ottobre 2014. Segnare con una X la propria preferenza:

- giovedì sera
- sabato sera
- nessuna preferenza

Spettacoli in programma:


Giuseppe Fiorello                             (Spettacolo in via di definizione)
Pierfrancesco Favino                        Servo per due
G. Januzzo- D. Caprioglio                Lei è ricca, la sposo….e l’ammazzo!
A. Catania- G. Ramazzotti               Il prestito
Christian De Sica                              Cinecittà      musical

sabato 14 giugno 2014

Il matrimonio di Borgo Ticino, di Franco Buffoni

Franco Buffoni, riconosciuto ed affermato poeta (la sua opera è stata recentemente raccolta in un "Oscar Mondadori") conta un'antenta a Borgo Ticino, una Cerutti, nonna di sua madre. Nell'ultima opera in prosa di Buffoni, "La casa di via Palestro", un capitolo narra del "Matrimonio di Borgo Ticino", matrimonio avvenuto il 12 agosto del 1944,  vigilia della strage nazifascista che annientò il borgo, e che ad essa si lega.
Qui vi proponiamo le pagine in cui Buffoni narra quella vigilia e il suo giorno. Il consiglio però è quello di leggere tutto il libro, nel quale l'autore lega la proprio storia personale e familiare a momenti cruciali della storia del Novecento.


Franco Buffoni, La casa di via Palestro, MarcosyMarcos 2014



domenica 8 giugno 2014

Festa delle regioni e delle nazioni 2014

La piantina del centro storico


Stand dell'Ukraina in piazza Martiri

La mostra fotografica


Stand del Senegal in via Vittorio Emanuele


Gruppo folkloristico calabrese

La Banda Mediterranea

lunedì 7 aprile 2014

Premio “Antonio Cerruti” – “Ariodante Marianni” 2014. Le motivazioni della giuria


              “Il bosco dei sogni interrotti” di Aldo Ferraris,
primo premio per il racconto breve

 La favola, sempre, nasconde dietro l'abito di un linguaggio apparentemente accessibile una polisemia profonda, perché deve veicolare messaggi pure complessi attraverso immagini semplici quanto potenti.
Scrivere una favola - anche per il solo sforzo concettuale - non è cosa facile, ma certamente il genere cui tende il racconto vincitore è proprio questo.
L'idea che sul fondo del nostro animo, fin da bambini - anzi, forse soprattutto da bambini, direbbe la psicanalisi - cresca un bosco oscuro di nodosi sogni interrotti, tanti quanti potrebbero essere le nostre vite incompiute, o quanto meno parti di esse, è un pensiero originale e moderno.
Naturalmente c'è una prova da superare e il nostro piccolo protagonista riesce a dare sfoggio di due qualità che gli adulti tendono a dimenticare, specie quando guardano al tempo che si indurisce come spessa corteccia dentro di sé: coraggio e creatività. Ed è interessante che, all'inizio, siano proprio gli alberi a suggerire al protagonista il metodo con cui farsi liberare dalla maledizione. Come a dire che la creatività nasce sempre da un atto di consapevolezza interiore. La medesima volontà che fa guardare al bambino l'albero dritto negli occhi, e a riconoscere una bocca, una voce che è la propria.
Nel finale, dove il dolore per la scomparsa della madre si trasfigura nell'impegno al continuare a leggere e scrivere storie giorno per giorno, ci fa tornare con la memoria a un momento indelebile dell'infanzia collettiva: il genitore che ci leggeva una fiaba. Ed è con questo ricordo che l'autore ci consegna la storia, non con scontato moralismo, ma con calorosa tenerezza. (C.M.)

 

“Pescatori” di Sara Brugo
secondo premio per il racconto breve

 Alla metà  del secolo scorso non era raro incontrare cercatori d’oro sul Ticino, curvi ed instancabili, con setaccio e bacile di ferro tra le mani. Ne tracciò un ritratto indimenticabile Sebastiano Vassalli ne “L’oro del mondo”. Il racconto di Sara Brugo ci annuncia il ritorno di un cercatore qui ed ora, in questo nostro tempo che ci ha tolto l’illusione che la povertà fosse vinta una volta per sempre e la libertà conquistata una volta per sempre. Sulla riva del fiume c’è il vecchio che pesca pesci per assaporare il suo ultimo tempo e anche per procurarsi una cena col sapore della giovinezza e dell’avventura e c’è il ragazzo che cerca l’oro inseguendo un sogno. Lo scorrere imperturbabile, antico e quasi senza tempo, dell’acqua del fiume contrasta con la mutevolezza delle storie dei due umani e ne sottolinea la caducità. Tuttavia l’autrice ci conduce con delicatezza nel loro mondo e il finale della storia vola alto. (E.B.)

 

“Alberi notturni” di Paola Lucarini
primo premio per la poesia

 Per l’atmosfera rarefatta, tra sogno e realtà, evocata con pennellate di colore, lievi e misurate, che fondono insieme due aspetti, apparentemente antitetici, della natura: la profonda, magica saggezza (di alberi onirici e pensosi), e l’impetuosa, fuggevole vitalità (di un fiume dal corso rapinoso), che travolge l’uomo, lo fa naufragare nella dolcezza taciuta, e per questo ancor più vivida, di un “blu oltremare” icastico e prezioso. (P.M.)

 
“Filemone e Bauci” di Rosa Maria Corti
secondo premio per la poesia

 Cimentarsi oggi con i miti antichi richiede coraggio. Con coraggio dunque Rosa Maria Corti nella sua poesia ripercorre il mito dei due vecchi sposi che non chiesero nulla al dio, se non di poter morire insieme, restando anche nella morte vicini. La quercia ed il tiglio avvinti resistono al tempo e alle stagioni e attorno a loro non è morte, ma vita: foglie che vibrano al vento, api ubriache di polline, la poetessa che trova lenimento alla sua pena. E la certezza finale ( suggerita dall’ossimoro del “disincanto azzurro”) che il mito e la poesia regalano vita anche oltre la morte. (E.B.)